Il dazio su una spedizione nasce da tre scelte a monte: il codice doganale del prodotto, la sua origine e l’eventuale accordo commerciale tra l’UE e il paese di destinazione. Sbagliare una di queste tre informazioni significa pagare un dazio che si poteva evitare, oppure esporsi a contestazioni dopo lo sdoganamento. Quanto il dazio pesa sui costi, con esempi di calcolo, è trattato in un articolo separato.
1. La classificazione: dal Sistema armonizzato a TARIC
La base è il Sistema armonizzato dell’Organizzazione mondiale delle dogane: oltre 5.000 sottovoci a sei cifre, comuni ai paesi che lo adottano. L’UE lo sviluppa nella Nomenclatura combinata a otto cifre, aggiornata ogni anno con un regolamento pubblicato in Gazzetta ufficiale. La banca dati TARIC aggiunge le suddivisioni UE e integra tutte le misure applicate all’importazione nell’Unione: dazi, misure agricole, antidumping, divieti e restrizioni.
| Livello | Cifre | Chi lo definisce | A che cosa serve |
|---|---|---|---|
| Sistema armonizzato (SA/HS) | 6 | Organizzazione mondiale delle dogane | Base comune a livello internazionale |
| Nomenclatura combinata (NC) | 8 | Unione europea | Dichiarazioni doganali e statistiche UE |
| TARIC | 10 | Unione europea | Misure applicate alle importazioni nell’UE |
| Tariffa del paese di destinazione | variabile | Paese importatore | Dazio pagato dal vostro cliente |
Un punto spesso frainteso: TARIC indica i dazi per entrare nell’UE, non quelli che il vostro prodotto pagherà all’estero. Per l’export conta la tariffa del paese importatore, che parte dalle stesse sei cifre e le suddivide a modo suo. Lo strumento ufficiale per consultarla è My Trade Assistant del portale Access2Markets.
Se il codice è incerto, l’impresa può chiedere un’Informazione tariffaria vincolante (ITV): una decisione delle autorità doganali, in Italia l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, valida in genere tre anni e vincolante per tutte le dogane dell’UE e per il titolare.
2. L’origine: il «passaporto» economico della merce
L’origine non preferenziale serve per antidumping, contingenti, marcatura e certificati di origine, che in Italia rilasciano le Camere di commercio. Secondo l’art. 60 del Codice doganale dell’Unione, una merce ha l’origine del paese in cui è interamente ottenuta o in cui ha subito l’ultima trasformazione sostanziale ed economicamente giustificata.
L’origine preferenziale è un’altra cosa: dà diritto al dazio ridotto o nullo previsto da un accordo e segue le regole specifiche per prodotto scritte in ciascun accordo, con istituti come tolleranza e cumulo. Le regole non sono identiche tra un accordo e l’altro. Per verificarle la Commissione mette a disposizione lo strumento di autovalutazione ROSA.
- Certificato di circolazione EUR.1 o EUR-MED, richiesto da alcuni accordi.
- Attestazione di origine dell’esportatore: negli accordi che la prevedono serve la registrazione al sistema REX; senza registrazione è ammessa per spedizioni di valore complessivo non superiore a 6.000 euro.
- Conoscenza dell’importatore, prevista ad esempio negli accordi UE-Giappone, UE-Nuova Zelanda e UE-Regno Unito.
3. Gli accordi: la mappa a marzo 2026
Secondo la Commissione europea l’UE dispone della più ampia rete di accordi commerciali al mondo. Lo stato conta: un accordo concluso o firmato non produce effetti finché non è applicato.
| Partner | Accordo | Stato a marzo 2026 |
|---|---|---|
| Canada | CETA | Applicato in via provvisoria dal 2017 |
| Giappone | Accordo di partenariato economico | In vigore dal 2019 |
| Corea del Sud | Accordo di libero scambio | In vigore dal 2015 |
| Regno Unito | Accordo sugli scambi e la cooperazione | In vigore dal 2021 |
| Cile | Accordo commerciale interinale | In vigore dal 1° febbraio 2025 |
| Mercosur | Accordo commerciale interinale | Firmato il 17 gennaio 2026, non ancora applicato |
| India | Accordo di libero scambio | Negoziati conclusi il 27 gennaio 2026, non in vigore |
| Emirati Arabi Uniti | Accordo di libero scambio | In negoziato (ripreso nel 2025) |
| Stati Uniti | Nessun accordo di libero scambio | Dichiarazione congiunta del 21 agosto 2025 |
«Un accordo di libero scambio può trasformare un mercato marginale in un mercato prioritario», sostiene il prof. Andrea Troisi. Per questo la verifica degli accordi va fatta nella scelta dei mercati, non al momento della spedizione.
La sequenza da seguire
- Individuare il codice a sei cifre e, se serve, chiedere un’ITV.
- Cercare su My Trade Assistant il dazio del paese di destinazione e le regole di origine dell’accordo.
- Verificare con i dati di fornitori e distinta base che il prodotto rispetti la regola di origine.
- Predisporre la prova di origine corretta e, se richiesto, registrarsi al sistema REX.
- Conservare i documenti che dimostrano l’origine (dichiarazioni dei fornitori, distinte, fatture).



