Dal 1° luglio 2026 l’acciaio importato da fuori UE segue nuove regole. Il regolamento (UE) 2026/1384 ha sostituito la salvaguardia in vigore dal 2019. Prevede contingenti senza dazio più bassi e, oltre il contingente, un dazio del 50%. Dal 1° ottobre gli importatori devono anche dimostrare dove l’acciaio è stato fuso e colato.
Per l’Italia la questione pesa. Nel 2025 ha importato da paesi extra-UE 7,7 milioni di tonnellate di prodotti delle categorie coperte, per 6,2 miliardi di euro: il 23,5% delle importazioni UE dello stesso perimetro, la quota più alta tra gli Stati membri. Nel primo mese del nuovo regime gli arrivi sono scesi del 42% rispetto a luglio 2025.
Cosa prevede il nuovo regime
Il regolamento apre ogni anno, dal 1° luglio al 30 giugno, contingenti tariffari per 30 categorie di prodotti siderurgici. Il volume totale è di 18.345.922 tonnellate. Secondo il Consiglio UE è circa il 47% in meno rispetto ai contingenti della salvaguardia nel 2024. I contingenti sono gestiti per trimestre: nel primo anno i volumi non usati passano al trimestre successivo.
| Voce | Regola |
|---|---|
| Contingente annuo | 18,3 milioni di t, ripartito per categoria e per paese |
| Dazio fuori contingente | 50% ad valorem, in aggiunta agli altri dazi applicabili |
| Esclusi | Islanda, Liechtenstein, Norvegia |
| Fusione e colata | Prova obbligatoria all’importazione dal 1° ottobre 2026 |
| Revisione del campo | Entro il 31/12/2026 alcuni codici NC; entro il 30/6/2027 i prodotti a valle con molto acciaio |
Il dazio fuori contingente vale anche per i paesi con accordi di libero scambio. Il contingente annuo è inferiore ai volumi importati nel 2025: la UE ha importato da paesi extra-UE, esclusi i paesi SEE, circa 32,9 milioni di tonnellate degli stessi prodotti. Il confronto è indicativo, perché il dato include tutti i regimi doganali.
L’Italia, primo importatore della UE
Le forniture italiane vengono soprattutto dall’Asia e dalla Turchia. Nel 2025 la Turchia ha coperto 1,2 milioni di tonnellate, la Corea del Sud 1,0, Cina, India e Indonesia circa 0,8 ciascuna. Dopo l’Italia, tra i paesi UE, vengono Belgio (5,0 milioni di tonnellate) e Spagna (4,5).
Il primo mese: luglio in calo
A luglio 2026 l’Italia ha importato da paesi extra-UE 497 mila tonnellate di questi prodotti, contro 851 mila a luglio 2025 e 1,15 milioni a luglio 2024. In valore il calo è del 42%, a 394 milioni di euro. Luglio è di solito un mese di picco, perché apre un nuovo trimestre di contingenti.
Nei primi sei mesi del 2026 i volumi erano rimasti quasi stabili: 3,46 milioni di tonnellate, lo 0,6% in meno del primo semestre 2025. Giugno, con 624 mila tonnellate, è stato superiore del 36% a un anno prima. Un’ipotesi è che parte degli acquisti sia stata anticipata prima del cambio di regime. Il dato di luglio è provvisorio e un solo mese non basta per misurare l’effetto delle nuove quote.
Cosa significa per le PMI
La misura riguarda anche chi non importa direttamente. Le PMI meccaniche e metalmeccaniche che comprano laminati, tubi o vergelle da distributori italiani possono vedere prezzi e tempi di consegna cambiare, soprattutto quando un contingente si esaurisce a inizio trimestre.
Per chi importa, dal 1° ottobre serve un certificato del produttore con paese di fusione e colata e numero di colata. In mancanza, la dogana può accettare altri documenti, come fatture o dichiarazioni dei fornitori. Senza una prova adeguata l’importazione è rifiutata. Conviene chiedere subito ai fornitori extra-UE certificati completi e verificare la categoria di ogni codice NC acquistato.
Troisi Ricerche affianca le PMI nell’analisi dei dati di commercio estero, utile anche per valutare fornitori e mercati di approvvigionamento alternativi.



