Dazi, dogane e logistica

Dazi all’export: quanto pesano davvero sui costi e come calcolarli

15 Marzo 2026 · Andrea Troisi · Troisi Ricerche

Il peso di un dazio dipende dall'aliquota del paese importatore, dalla base su cui si applica e dalle imposte che vi si sommano. Esempi di calcolo e situazione degli Stati Uniti a marzo 2026.

Dazi all’export: quanto pesano davvero sui costi e come calcolarli

Per molte PMI i dazi sono la voce più temuta di un’offerta fuori dall’Unione europea. Il loro peso reale, però, non dipende solo dall’aliquota: conta il valore su cui il dazio si calcola, quali imposte vi si aggiungono e se la merce può usare un accordo preferenziale dell’UE.

Classificazione, origine e accordi sono trattati nella guida dedicata a TARIC e regole di origine.

Le tre variabili che fanno il costo

  • L’aliquota del paese di destinazione. La fissa il paese importatore sul codice doganale del prodotto. La banca dati TARIC riguarda le importazioni nell’UE: per i dazi che pagherà il vostro cliente all’estero lo strumento ufficiale è My Trade Assistant del portale Access2Markets della Commissione europea.
  • La base di calcolo. Nell’UE il valore in dogana comprende trasporto e assicurazione fino al luogo di ingresso nel territorio dell’Unione (art. 71 del Codice doganale dell’Unione): una logica di tipo CIF. Negli Stati Uniti il prezzo pagato o da pagare esclude i costi di trasporto e assicurazione internazionali (19 U.S.C. § 1401a): la base è più vicina al valore FOB.
  • Le imposte che seguono il dazio. Nell’UE la base dell’IVA all’importazione include i dazi e le spese di trasporto fino alla prima destinazione (direttiva 2006/112/CE, art. 86): il dazio genera a sua volta imposta. In Brasile all’imposta di importazione (II) si aggiungono IPI, PIS/COFINS, ICMS e altri prelievi, secondo il portale del governo brasiliano.

Esempio 1: stessa aliquota, base diversa

Esempio ipotetico: spedizione con valore FOB di 10.000 euro, nolo marittimo di 800 euro, assicurazione di 50 euro e un’aliquota del 5% scelta solo a scopo illustrativo.

Voce Paese che tassa sul FOB Paese che tassa sul CIF
Valore imponibile 10.000,00 € 10.850,00 €
Dazio al 5% 500,00 € 542,50 €
Incidenza sul valore FOB 5,0% 5,4%
Con accordo UE e prova d’origine valida 0 € sulle linee liberalizzate 0 € sulle linee liberalizzate

La differenza di base vale qui 42,50 euro per spedizione. Cresce con il peso del nolo, quindi soprattutto per merci voluminose e di basso valore unitario.

Esempio 2: gli Stati Uniti a marzo 2026

Il 20 febbraio 2026 la Corte Suprema, nella causa Learning Resources, Inc. v. Trump, ha stabilito che la legge IEEPA non autorizza il Presidente a imporre dazi. Cade così la base giuridica dei dazi «reciproci», compreso il tetto del 15% che dal 2025 valeva per la maggior parte delle merci UE (il maggiore tra dazio MFN e 15%). Con la Proclamation 11012, dal 24 febbraio 2026 si applica invece una sovrattassa temporanea del 10% ad valorem, in aggiunta al dazio ordinario, fino al 24 luglio 2026. Ne sono esclusi, tra gli altri, i beni soggetti ai dazi della Section 232 e i prodotti elencati in un allegato apposito.

Voce (valore in dogana 10.000 $) Aliquota Importo
Dazio MFN (ipotesi) 3% 300,00 $
Sovrattassa Section 122 10% 1.000,00 $
Merchandise processing fee (anno fiscale 2026) 0,3464% (min 33,58 $, max 651,50 $) 34,64 $
Totale oneri all’importazione 13,3% 1.334,64 $

Il confronto con il regime precedente dipende dal dazio MFN del prodotto. Con un MFN del 3% il carico scende dal 15% al 13%; con un MFN dell’8% sale dal 15% al 18%. Le merci soggette alla Section 232 seguono regole proprie: acciaio e alluminio sono al 50% dal 4 giugno 2025, mentre per auto e componenti UE vale un’aliquota complessiva del 15%.

La mappa: dove l’accordo UE fa la differenza

Dazio medio applicato a chi non ha accordi preferenziali
Media semplice dei dazi MFN su tutti i prodotti, anno 2022, %. * = accordo con l'UE in vigore
Accordo UE in vigoreNessun accordo in vigore a marzo 2026

India15,0%Corea del Sud *13,6%Brasile13,5%Cina7,4%Cile *6,0%Giappone *4,4%Regno Unito *3,9%Stati Uniti3,5%Canada *3,0%

Fonte: World Bank, World Development Indicators, indicatore TM.TAX.MRCH.SM.FN.ZS. Elaborazione: Andrea Troisi · Consulenza Internazionalizzazione · Troisi Ricerche.

Il dazio MFN è quello che un paese applica alle merci senza preferenze. Per la Corea del Sud la media è del 13,6%, ma le merci di origine UE usano l’accordo di libero scambio in vigore dal 2015. Per l’India (15,0%) i negoziati con l’UE si sono conclusi il 27 gennaio 2026, ma l’accordo non è in vigore. Per il Brasile (13,5%) l’accordo UE-Mercosur è stato firmato il 17 gennaio 2026 ma a metà marzo non è ancora applicato. Gli Stati Uniti hanno un MFN medio basso (3,5%), a cui però nel 2026 si somma la sovrattassa descritta sopra.

Sono medie: l’aliquota della vostra voce doganale può essere molto diversa e va verificata sul codice specifico.

Le leve per ridurre l’incidenza

  • Classificare il prodotto prima di fare il prezzo.
  • Verificare se il mercato ha un accordo con l’UE e se il prodotto rispetta le regole di origine: senza prova dell’origine valida si paga il dazio pieno.
  • Scegliere l’Incoterm sapendo chi paga il dazio: con DDP lo sostiene il venditore, anche quando le aliquote cambiano dopo la firma del contratto.
  • Inserire nei contratti di durata una clausola di revisione del prezzo legata a variazioni dei dazi.

«Un errore di calcolo sui dazi può rendere il prodotto invendibile o azzerare il margine», osserva il prof. Andrea Troisi. Troisi Ricerche affianca le PMI nella stima dei costi doganali in fase di offerta.

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