Quante sono le imprese italiane che esportano? La risposta ufficiale viene dall’Annuario ISTAT-ICE, pubblicato il 16 luglio 2025. Nel 2024 gli operatori economici che hanno venduto beni all’estero sono stati 133.437, in calo dai 137.911 del 2023. Le imprese esportatrici attive, un dato disponibile fino al 2023, sono 120.170.
Le due misure non coincidono: la prima conta tutti gli operatori che hanno effettuato vendite all’estero, la seconda le imprese attive. In entrambi i casi l’ordine di grandezza è poco sopra le 120-130 mila unità. La cifra di 220.000 esportatori che circola spesso non trova riscontro nelle statistiche ufficiali.
Un export molto concentrato
Il dato più istruttivo è la concentrazione. Nel 2024 i primi 20 operatori hanno realizzato il 13,3% dell’export, i primi 100 il 26,7% e i primi 1.000 il 53,2% (era il 52,7% nel 2023). I 5.753 operatori con più di 15 milioni di euro di vendite all’estero coprono il 75,3% del totale.
All’estremo opposto, 71.357 operatori, più della metà, esportano al massimo 75 mila euro l’anno. Insieme valgono lo 0,2% dell’export nazionale. Sono imprese che vendono all’estero in modo occasionale o marginale.
Il peso della dimensione
Nel 2023 le micro imprese (meno di 10 addetti) erano 66.366, il 55,2% degli esportatori, ma hanno realizzato il 4,2% dell’export. Le piccole (10-49 addetti) erano 40.142 con il 14,6%. Le medie (50-249) erano 11.431 con il 29,5%. Le 2.231 grandi imprese, meno del 2% del totale, hanno realizzato il 51,6% delle esportazioni nazionali.
La manifattura resta il cuore del sistema: il 49,9% delle imprese esportatrici è manifatturiero e pesa per il 78,0% del valore. Anche la diversificazione è limitata: il 45,5% degli operatori esporta verso un solo mercato, il 18,0% verso più di dieci.
Perché conta per chi non esporta ancora
L’ISTAT rileva che le imprese esportatrici mostrano differenziali «sensibilmente positivi» rispetto alle non esportatrici in termini di produttività apparente del lavoro. È un’associazione, non una prova di causa: le imprese più produttive tendono a esportare, e l’export a sua volta spinge a migliorare.
Per una piccola impresa il passaggio dall’export occasionale a una presenza stabile richiede competenze che raramente sono in organico: normativa doganale, contrattualistica, logistica, analisi dei mercati. Una risposta è il Temporary Export Manager (TEM), un professionista esterno che affianca l’impresa per un periodo definito.
Gli strumenti: verificare prima di contare
Il Voucher per l’internazionalizzazione nazionale, che finanziava l’inserimento di TEM con competenze digitali, è stato gestito da Invitalia per conto del Ministero degli Esteri: lo sportello, aperto il 25 marzo 2021, è stato chiuso il 15 dicembre 2021 per esaurimento delle risorse. Prima di costruire un piano sull’agevolazione conviene quindi verificare quali misure sono effettivamente aperte: i finanziamenti agevolati SIMEST a valere sul Fondo 394/81, i bandi regionali e quelli delle Camere di commercio.
«Il primo investimento che un’impresa dovrebbe fare prima di esportare non è un sito multilingua o uno stand fieristico, ma un’analisi dei dati. Senza dati, ogni decisione è una congettura», sostiene il prof. Andrea Troisi.



