Il 28 luglio 2026 l’ISTAT ha diffuso la stima del commercio con i paesi extra UE per giugno, che chiude il primo semestre. Tra gennaio e giugno le esportazioni verso questi mercati hanno raggiunto 160.916 milioni di euro, il 4,3% in più dello stesso periodo del 2025. Al netto dell’energia la crescita è del 3,9%. Le importazioni sono salite del 5,5%, a 136.826 milioni: il saldo resta ampiamente positivo (+24,1 miliardi) e quasi invariato rispetto al primo semestre 2025 (+24,5 miliardi).
Sono dati provvisori. I mercati extra UE valgono poco meno della metà dell’export italiano: il 48,7% nel 2025.
Partenza in calo, poi crescita
Il 2026 è partito in calo: a gennaio l’export extra UE era sotto del 5,5% rispetto a un anno prima. Da febbraio i valori mensili sono sempre stati superiori a quelli del 2025, con il picco di aprile (+12,0%). A giugno la crescita su base annua si ferma al 3,6% e rispetto a maggio i dati destagionalizzati scendono del 4,0%.
L’ISTAT segnala un effetto contabile da tenere presente: vendite di navi di importo elevato a maggio 2026 e a giugno 2025. Senza queste operazioni la crescita di giugno sarebbe del 5,4% e il calo congiunturale del 2,4%.
Che cosa è cresciuto
La crescita del semestre è concentrata nei beni intermedi (+19,9%) e nell’energia (+21,0%). Sono invece in calo i beni di consumo (-2,6%), con i durevoli a -13,6%, e sostanzialmente fermi i beni strumentali (-0,7%). Nel solo mese di giugno i beni strumentali scendono dell’8,7% su base annua.
| Raggruppamento | Var. % gen-giu 2026 | Var. % giugno 2026 |
|---|---|---|
| Beni di consumo | -2,6% | +0,2% |
| – durevoli | -13,6% | +4,5% |
| – non durevoli | -0,2% | -0,6% |
| Beni strumentali | -0,7% | -8,7% |
| Beni intermedi | +19,9% | +20,7% |
| Energia | +21,0% | +54,9% |
| Totale | +4,3% | +3,6% |
I mercati
Tra i mercati spicca la Svizzera (+39,3%), seguita da Africa settentrionale (+20,9%) e Cina (+19,0%). Gli Stati Uniti, primo mercato extra UE, crescono del 2,0%. Arretrano Turchia (-15,5%), Medio Oriente (-14,2%), America centro-meridionale (-6,5%) e Regno Unito (-6,1%); per quest’ultimo il dato preliminare esclude l’Irlanda del Nord.
Le variazioni percentuali non dicono quanto pesa ciascun mercato: una crescita alta su un mercato piccolo sposta poco il totale. Per gli Stati Uniti, che nel 2025 hanno assorbito il 10,8% dell’export italiano, anche pochi punti contano molto.
Cosa significa per le PMI
Il semestre conferma una domanda extra UE positiva ma selettiva, trainata da beni intermedi e da pochi mercati. Per chi vende beni di consumo il dato aggregato è meno favorevole e va letto per prodotto. Sul fronte statunitense il quadro è cambiato di nuovo: dal 24 luglio, scaduta la sovrattassa Section 122, per la maggior parte dei prodotti UE si applica un dazio Section 301 che porta il totale al 10% quando il dazio ordinario è inferiore; restano esclusi, tra gli altri, i prodotti soggetti a Section 232. Prima di aggiornare i listini conviene verificare la voce doganale di ciascun prodotto.
Troisi Ricerche affianca le PMI nell’analisi dei dati di commercio estero per prodotto e mercato.



