Per un’impresa che vende in dollari, o che fissa i prezzi in euro per clienti americani, il tasso di cambio pesa quanto un dazio. Nel 2025 l’euro si è rafforzato in modo netto. Secondo i cambi di riferimento della BCE, la media mensile è passata da 1,0354 dollari per euro a gennaio 2025 a 1,1732 a settembre. Nel 2026 il cambio si è mosso in una fascia più stretta: la media di giugno è stata 1,1518, praticamente uguale a quella di giugno 2025 (1,1516).
L’8 luglio 2026 il cambio di riferimento era 1,1404 dollari, il 2,9% in meno rispetto a fine 2025 (1,1750). Il massimo giornaliero dell’anno è stato toccato il 28 gennaio, a 1,1974.
Un euro forte, ma non ai massimi
Nella serie mensile dal 2019 il livello attuale è alto ma non eccezionale. La media di febbraio 2026 (1,1824) è la più alta da giugno 2021 (1,2047); il massimo del periodo resta gennaio 2021, con 1,2171. Il punto più basso è ottobre 2022, quando per un euro servivano 0,98 dollari.
Il confronto utile per chi esporta, però, è con i propri listini. Un prezzo fissato tra novembre 2024 e marzo 2025, quando la media mensile oscillava tra 1,035 e 1,081 dollari, oggi vale di più per chi incassa in euro e costa di più a chi paga in dollari. Chi invece ha fissato il prezzo in dollari incassa meno euro.
Non solo il dollaro
La BCE calcola anche il cambio effettivo nominale dell’euro, una media ponderata rispetto a 40 partner commerciali. Tra il 2 gennaio 2025 e l’8 luglio 2026 è salito del 5,2%, da 122,26 a 128,67; il picco del periodo è del 28 gennaio 2026 (131,73). L’apprezzamento verso il complesso dei partner è quindi circa la metà di quello verso il dollaro, perché l’euro è rimasto stabile o si è indebolito verso altre valute importanti.
L’euro si è rafforzato molto anche verso lo yen (+14,4%) e il won coreano (+13,6%), mentre ha perso terreno verso real brasiliano, peso messicano e franco svizzero. Verso lira turca (+46,6%) e rupia indiana (+23,1%) i rialzi sono più ampi, ma vanno letti insieme all’andamento dei prezzi interni di quei paesi: per valute con inflazione elevata la sola variazione del cambio nominale può dare un’idea distorta della competitività.
Che cosa dicono i dati sull’export
Nei dati ISTAT diffusi il 15 giugno 2026 l’export italiano dei primi quattro mesi dell’anno cresce del 3,2% in valore, ma solo dello 0,4% in volume: l’ISTAT attribuisce la crescita soprattutto ai prezzi e alla composizione dei prodotti. Le vendite negli Stati Uniti salgono a 24,8 miliardi di euro (+3,7%). Non è possibile isolare con questi dati l’effetto del cambio, che si somma a quello dei dazi e della domanda: il legame va trattato come un’ipotesi da verificare prodotto per prodotto.
| Prezzo di listino | Cambio (media mensile BCE) | Prezzo per il cliente USA |
|---|---|---|
| 100 euro, gennaio 2025 | 1,0354 | 103,54 dollari |
| 100 euro, giugno 2026 | 1,1518 | 115,18 dollari |
| Differenza | +11,2% |
Cosa significa per le PMI
Con un listino in euro rimasto invariato, ai cambi medi di giugno 2026 un compratore americano paga l’11% in più rispetto a gennaio 2025, prima di dazi e trasporto. Chi fattura in dollari ha invece incassato meno euro a parità di prezzo. Tre scelte pratiche: decidere in anticipo la valuta di fatturazione per ciascun mercato; valutare con la banca strumenti di copertura come i contratti a termine sulle vendite già programmate; rivedere i listini con una regola esplicita, ad esempio una clausola di adeguamento se il cambio esce da una fascia concordata.
Troisi Ricerche affianca le PMI nell’analisi dei dati di mercato e di prezzo che precede queste scelte.



