Nel 2025 l’Italia ha esportato prodotti agricoli, alimentari, bevande e tabacco per 72,8 miliardi di euro, contro i 69,0 miliardi del 2024: +5,4%. È l’11,3% dell’export totale di merci, che secondo gli stessi dati Eurostat vale 643,2 miliardi.
Il dato usa la definizione per prodotto: i capitoli da 01 a 24 della Nomenclatura combinata, dalla frutta fresca ai vini. È una misura diversa dal settore dell’industria alimentare (ATECO CA) che l’ISTAT pubblica nei comunicati mensili, perché comprende anche i prodotti agricoli non trasformati. Il totale delle merci è invece molto vicino a quello diffuso dall’ISTAT a febbraio (643,1 miliardi): un buon controllo di coerenza tra le due fonti.
Prodotti: valore e quantità raccontano storie diverse
Guardare solo al valore può trarre in inganno. Per l’olio d’oliva il valore esportato è sceso del 19,3%, a 2,4 miliardi, ma le quantità sono cresciute del 17,3%. Il valore medio per chilo è quindi calato di circa il 31%. Si è venduto di più a prezzi più bassi: non è una perdita di mercato.
Il caso opposto è quello di caffè (+25,0% in valore, -1,8% in quantità) e cioccolato (+18,4% in valore, -1,9% in quantità): i volumi sono stabili e il valore medio per chilo sale del 27% e del 21%. La crescita è quasi tutta di prezzo. I formaggi crescono in entrambe le misure (+12,8% in valore, +4,6% in quantità) e superano i 6 miliardi. Il vino, con 7,8 miliardi, perde il 3,7% in valore e l’1,9% in quantità. In calo anche le conserve di pomodoro (-7,9%) e, di poco, la pasta (-1,3%, con quantità in aumento del 2,2%).
| Prodotto (codice NC) | Export 2024 (mln €) | Export 2025 (mln €) | Var. % valore | Var. % quantità |
|---|---|---|---|---|
| Vino (2204) | 8.076 | 7.778 | -3,7% | -1,9% |
| Formaggi (0406) | 5.395 | 6.086 | +12,8% | +4,6% |
| Prodotti da forno (1905) | 4.333 | 4.612 | +6,4% | +3,6% |
| Pasta (1902) | 4.336 | 4.278 | -1,3% | +2,2% |
| Cioccolato (1806) | 2.885 | 3.415 | +18,4% | -1,9% |
| Caffè (0901) | 2.620 | 3.275 | +25,0% | -1,8% |
| Conserve di pomodoro (2002) | 3.006 | 2.770 | -7,9% | -2,0% |
| Olio d’oliva (1509) | 2.933 | 2.368 | -19,3% | +17,3% |
Mercati: l’Europa traina, gli Stati Uniti frenano
Il 59,3% dell’export agroalimentare va nei paesi dell’Unione: 43,2 miliardi, +8,5%. Verso i paesi extra UE la crescita si ferma all’1,1% (29,6 miliardi). Germania (11,2 miliardi, +7,3%) e Francia (7,9 miliardi, +6,0%) assorbono insieme più di un quarto delle vendite. Crescono in modo marcato Spagna (+12,9%), Polonia (+17,0%) e Paesi Bassi (+9,4%).
Gli Stati Uniti restano il terzo mercato con 7,5 miliardi, ma perdono il 4,5%. In calo anche il Giappone (-11,7%).
Stati Uniti: anticipi a inizio anno, poi la frenata
La dinamica trimestrale verso gli Stati Uniti è netta. Nel primo trimestre 2025 l’export agroalimentare è salito del 10,7% sullo stesso periodo del 2024; nel secondo è rimasto quasi fermo (-0,3%), nel terzo e nel quarto è sceso di circa il 14%. Verso il mondo, invece, la crescita è rimasta positiva in tutti i trimestri.
Nel corso del 2025 gli Stati Uniti hanno introdotto dazi aggiuntivi sulle merci europee. Con la dichiarazione congiunta UE-USA del 21 agosto 2025 Washington si è impegnata ad applicare il maggiore tra il dazio ordinario (MFN) e il 15%. È plausibile che una parte degli acquisti sia stata anticipata a inizio anno e che la seconda metà abbia risentito dei dazi, ma i dati di commercio da soli non dimostrano questo nesso: contano anche cambi, scorte e domanda.
Cosa significa per le PMI
Per un’impresa agroalimentare contano tre verifiche sul proprio codice di prodotto: se il valore esportato cresce per volumi o per prezzi; quali mercati europei stanno assorbendo di più; quanto pesa il mercato americano sul fatturato estero e con quale margine si può sostenere un dazio del 15%.
Troisi Ricerche affianca le PMI con analisi su dati ufficiali di commercio estero per codice di prodotto e paese, utili a scegliere su quali mercati concentrare risorse.



