Quanto contano le piccole e medie imprese nell’export italiano, rispetto agli altri paesi europei? Per rispondere serve una fonte che misuri tutti i paesi allo stesso modo. È la statistica Eurostat sul commercio di beni per caratteristiche delle imprese (TEC), che collega le dichiarazioni di scambio con l’estero ai registri statistici delle imprese, e quindi al numero di addetti.
I paesi trasmettono questi dati a Eurostat entro 18 mesi dalla fine dell’anno. Per un confronto completo tra i 27 paesi l’anno di riferimento è quindi il 2023.
Italia: più di metà dell’export viene dalle PMI
Nel 2023 le imprese italiane con almeno una vendita di beni all’estero, secondo la statistica TEC, erano 188.438 e hanno esportato beni per 544,7 miliardi di euro. Le grandi imprese, con 250 addetti e oltre, erano 2.529, l’1,3% degli esportatori, e hanno realizzato il 48,5% del valore. Il restante 51,5% viene dalle PMI.
Nella media dell’Unione il quadro è diverso. Le grandi imprese sono il 2,2% degli esportatori e realizzano il 64,3% del valore; alle PMI resta il 35,7%. La differenza italiana si concentra nelle imprese da 10 a 249 addetti: in Italia fanno il 46,1% dell’export, nella media UE il 28,3%.
Le micro imprese, sotto i 10 addetti, sono la maggioranza degli esportatori sia in Italia (63,0%) sia nell’UE (68,2%), ma valgono poco in valore: il 5,4% in Italia, il 7,2% nell’UE. In Italia una micro impresa esportatrice vende all’estero in media circa 250 mila euro l’anno; una media impresa quasi 13 milioni.
Il confronto con i grandi paesi esportatori
| Paese | Imprese esportatrici | Quota export delle grandi imprese | Quota dei primi 100 | Quota dei primi 1.000 |
|---|---|---|---|---|
| Germania | 266.692 | 79,9% | 39,1% | 65,8% |
| Francia | 106.854 | 76,8% | 50,7% | 80,1% |
| Polonia | 144.922 | 65,4% | 32,7% | 66,2% |
| Spagna | 169.434 | 57,6% | 40,1% | 68,1% |
| Italia | 188.438 | 48,5% | 25,6% | 51,2% |
| Paesi Bassi | 123.494 | 45,4% | 43,5% | 77,1% |
| UE-27 | 1.508.197 | 64,3% | n.d. | n.d. |
In Germania e in Francia le grandi imprese fanno circa quattro quinti dell’export. Tra i paesi con più di 200 miliardi di export nella statistica TEC, solo i Paesi Bassi hanno una quota delle grandi imprese più bassa dell’Italia. Sul totale dei 27 paesi, l’Italia è settima per quota più bassa, dopo Cipro, Estonia, Lettonia, Lussemburgo, Croazia e Paesi Bassi.
L’export meno concentrato dell’Unione
Un secondo indicatore misura il peso dei primi esportatori. In Italia i primi 100 esportatori realizzano il 25,6% dell’export di beni, il valore più basso tra i 27 paesi UE nel 2023. In Francia la quota è del 50,7%, in Germania del 39,1%, in Irlanda dell’82,9%. Anche allargando ai primi 1.000 esportatori, in Italia si arriva al 51,2%, contro l’80,1% della Francia.
Una struttura meno concentrata ha due facce. Da un lato l’export italiano dipende meno da pochi grandi gruppi. Dall’altro molte imprese esportano con dimensioni ridotte, e quindi con meno risorse per presidiare i mercati lontani. Questi dati da soli non dicono quale effetto prevalga: descrivono la struttura, non le sue cause.
Attenzione ai confronti con altre fonti
La statistica TEC considera solo gli scambi di operatori collegati con successo al registro delle imprese ed esclude quelli di operatori non residenti. Anche per questo il valore totale è inferiore a quello del commercio estero ISTAT, e il numero di esportatori non coincide con quello dell’Annuario ISTAT-ICE, che usa definizioni diverse. I confronti vanno fatti all’interno della stessa fonte, come in questo articolo.
Cosa significa per le PMI
In Italia l’export è un affare anche delle piccole e medie imprese, più che nel resto d’Europa. Significa che le politiche e i servizi di accompagnamento pensati per le PMI toccano una parte ampia delle vendite estere del paese. Per la singola impresa, il confronto utile è con i concorrenti della propria dimensione e del proprio settore.
Troisi Ricerche affianca le PMI nella lettura dei dati ufficiali e nella scelta dei mercati esteri.



