Quando si parla di export si pensa alle merci. Ma l’Italia vende all’estero anche servizi: l’ospitalità ai turisti stranieri, i trasporti, la progettazione, la consulenza, il software, la lavorazione per conto di imprese estere. Nella bilancia dei pagamenti questi flussi si chiamano crediti per servizi.
Secondo i dati della Banca d’Italia diffusi il 19 febbraio 2026, nel 2025 i crediti per servizi sono stati pari a 149.483 milioni di euro, il 4,5% in più del 2024 (143.085 milioni). Rappresentano il 20,5% delle esportazioni di beni e servizi misurate nella bilancia dei pagamenti. Le importazioni di servizi sono salite a 155.518 milioni (+5,1%): il saldo è quindi negativo per 6,0 miliardi, contro i -4,9 miliardi del 2024. I dati 2025 sono provvisori.
Tre blocchi con saldi opposti
La Banca d’Italia separa due voci, trasporti e viaggi, dal resto dei servizi. Nel 2025 i viaggi internazionali, cioè la spesa dei visitatori stranieri in Italia, hanno generato crediti per 56.687 milioni (+4,6%) e un avanzo di 22,5 miliardi. I trasporti vanno nella direzione opposta: 15.158 milioni di crediti (-1,3%) contro 31.904 di debiti, con un deficit di 16,7 miliardi.
Tutti gli altri servizi insieme valgono 77.638 milioni di crediti, in crescita del 5,6%, ma anche qui le importazioni sono più alte e il saldo, ricavato per differenza, è negativo per 11,8 miliardi. Nel triennio il deficit di questo blocco si è allargato: era di 7,3 miliardi nel 2023.
Il turismo resta il primo servizio esportato
I viaggi pesano per oltre un terzo dei crediti per servizi. La crescita del 2025 viene dai viaggi per motivi personali, che comprendono le vacanze: 50.336 milioni di crediti, contro 46.303 nel 2024. I viaggi di lavoro sono invece scesi da 7.911 a 6.351 milioni. La stagionalità resta marcata: il terzo trimestre da solo vale 21,6 miliardi di crediti.
Dentro gli altri servizi: consulenza, tecnica, software
Per il dettaglio per tipo di servizio l’ultimo anno completo è il 2024, nelle statistiche Eurostat compilate con i dati della Banca d’Italia. Dopo i viaggi, la seconda voce sono gli altri servizi alle imprese (35,6 miliardi): servizi tecnici e commerciali (19,1), consulenza professionale e manageriale (10,7), ricerca e sviluppo (5,8). Seguono trasporti, servizi finanziari e servizi di informatica e telecomunicazioni.
Due voci hanno un saldo positivo oltre a quello dei viaggi: la lavorazione di beni per conto di imprese estere (+4,5 miliardi) e la ricerca e sviluppo (+3,9 miliardi). Il deficit più ampio, dopo i trasporti, è quello dei servizi di informatica e telecomunicazioni.
| Servizi di informatica e telecomunicazioni | 2019 | 2024 | Variazione |
|---|---|---|---|
| Export (crediti, mln €) | 6.918 | 8.521 | +23,2% |
| Import (debiti, mln €) | 9.002 | 14.985 | +66,5% |
| Saldo (mln €) | -2.084 | -6.464 | -4.380 |
Tra il 2019 e il 2024 l’Italia ha aumentato le vendite all’estero di servizi informatici e di telecomunicazione, ma ha aumentato molto di più gli acquisti. Un’ipotesi coerente con questi numeri è la crescita della spesa per software, cloud e servizi in abbonamento forniti da operatori esteri; i dati di bilancia dei pagamenti, da soli, non permettono di verificarla.
Cosa significa per le PMI
Per molte imprese l’export di servizi è già una realtà, anche se non viene chiamato così: la progettazione per un cliente estero, la manutenzione di impianti venduti fuori confine, la lavorazione per conto terzi, l’accoglienza di turisti stranieri. Sono ricavi che non passano dalla dogana e che spesso non entrano nei piani di internazionalizzazione.
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