Dati e mercati

Come esportare negli Stati Uniti: guida operativa per le PMI italiane

15 Marzo 2026 · Andrea Troisi · Troisi Ricerche

Il mercato USA vale per l'Italia circa 65 miliardi di euro di export. Dazi in vigore a marzo 2026 dopo la sentenza della Corte Suprema, regole FDA e canali di ingresso.

Come esportare negli Stati Uniti: guida operativa per le PMI italiane

Gli Stati Uniti sono il primo mercato extra-UE dell’export italiano e il secondo in assoluto dopo la Germania. Nel 2024 le vendite italiane di beni verso gli USA sono state pari a circa 65 miliardi di euro secondo Eurostat, il 43% in più rispetto al 2019. Secondo l’ISTAT, nel 2025 l’export verso gli Stati Uniti è cresciuto ancora del 7,2%. È un mercato di 341,8 milioni di abitanti (stima del Census Bureau al 1° luglio 2025), ricco e competitivo, con regole proprie e, dal 2025, un quadro tariffario che cambia spesso.

Export italiano di beni verso gli Stati Uniti
Miliardi di euro, 2019-2024
Export Italia verso USA

010203040506020192020202120222023202465,0

Fonte: Eurostat, Comext DS-045409. Elaborazione: Andrea Troisi · Consulenza Internazionalizzazione · Troisi Ricerche.

Che cosa vende l’Italia negli USA

I primi settori dell'export italiano verso gli USA
Capitoli del Sistema armonizzato, miliardi di euro, 2024

Macchinari (84)13,5Farmaceutici (30)10,0Auto e parti (87)4,7App. elettrici (85)3,5Bevande (22)3,0Ottica, strumenti (90)2,4Mobili (94)1,8Gioielleria (71)1,8

Fonte: Eurostat, Comext DS-045409. Elaborazione: Andrea Troisi · Consulenza Internazionalizzazione · Troisi Ricerche.

Macchinari e farmaceutici valgono da soli oltre un terzo del totale (36%). Seguono autoveicoli e parti, apparecchi elettrici, bevande, strumenti di precisione, mobili e gioielleria.

I dazi a marzo 2026

Data Che cosa è successo
21 agosto 2025 Dichiarazione congiunta UE-USA: per la maggior parte delle merci UE si applica il maggiore tra dazio MFN e 15%
1° settembre 2025 Solo dazio MFN per sughero, aeromobili e parti, farmaci generici e loro precursori
20 febbraio 2026 La Corte Suprema (Learning Resources v. Trump) stabilisce che la legge IEEPA non autorizza dazi
24 febbraio 2026 Sovrattassa temporanea del 10% in aggiunta al dazio MFN, fino al 24 luglio 2026 (Proclamation 11012)

Oggi, quindi, la maggior parte delle merci italiane paga il dazio MFN della tariffa statunitense più il 10%. Sono esclusi dalla sovrattassa, tra gli altri, i prodotti soggetti ai dazi della Section 232 e quelli di un allegato che comprende alcuni farmaci, prodotti agricoli e minerali critici. I dazi Section 232 restano in vigore: acciaio e alluminio al 50% dal 4 giugno 2025; per auto e componenti UE l’aliquota complessiva è del 15% dal 1° agosto 2025.

Resta sospesa per tutti i paesi l’esenzione de minimis per le spedizioni di basso valore: anche i piccoli invii e-commerce pagano i dazi. Il quadro è provvisorio e va ricontrollato prima di ogni offerta.

Le regole da rispettare

  • Alimenti e bevande. Gli stabilimenti che producono, trasformano, confezionano o immagazzinano alimenti per il mercato USA devono registrarsi alla FDA e rinnovare la registrazione tra il 1° ottobre e il 31 dicembre degli anni pari, quindi anche nel 2026, indicando un identificativo univoco (ad esempio il numero DUNS). Ogni spedizione richiede la notifica preventiva alla FDA.
  • L’importatore americano. In base al programma FSVP, l’importatore deve verificare che il fornitore estero produca in modo sicuro e con etichettatura corretta degli allergeni: aspettatevi richieste di documentazione.
  • Prodotti elettrici. Per le apparecchiature usate nei luoghi di lavoro le norme OSHA richiedono la certificazione di un laboratorio riconosciuto (NRTL), come UL.

I canali di ingresso

  • Importatore o distributore: acquista la merce e la rivende; gestisce sdoganamento e obblighi FSVP.
  • Agente: procura ordini su provvigione senza acquistare la merce.
  • E-commerce e marketplace: accesso diretto al consumatore, ma senza esenzione de minimis ogni invio sconta i dazi.
  • Fiere di settore: il luogo dove costruire relazioni con importatori e buyer.

Con Incoterm DDP l’impresa italiana si fa carico di sdoganamento e dazi USA, comprese le variazioni decise dopo la firma del contratto. Con FCA o DAP questi oneri restano al compratore. Troisi Ricerche affianca le PMI nell’analisi di mercato e di conformità che precede l’ingresso negli Stati Uniti.

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