Tra gli strumenti pubblici per l’export, i bandi delle Camere di commercio sono i più vicini alle imprese e spesso i meno conosciuti. Gli importi sono contenuti, ma le procedure sono in genere semplici e le spese ammesse coincidono con i primi passi di un percorso di internazionalizzazione: fiere, certificazioni, marchi, e-commerce, formazione.
Per usarli bene serve sapere che cosa le Camere possono fare dopo la riforma e dove cercare i bandi.
Il sistema camerale dopo la riforma
La riforma avviata con la legge delega sulla pubblica amministrazione del 2015 e attuata con il decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 219, ha fissato un numero massimo di 60 Camere di commercio. Secondo Unioncamere, il riordino ha ridotto le Camere da 105 a 60 e le aziende speciali da 117 a 60, con una soglia minima di 75.000 imprese iscritte per ciascuna Camera.
La riforma ha anche ridefinito i compiti in materia di export. Le Camere svolgono attività di informazione, formazione, supporto organizzativo e assistenza alle piccole e medie imprese per la preparazione ai mercati internazionali. Sono invece escluse le attività promozionali svolte direttamente all’estero. In pratica, la Camera aiuta l’impresa a prepararsi e finanzia servizi, ma non organizza più in proprio la promozione nei paesi esteri.
Cosa finanziano i bandi
Ogni Camera decide autonomamente bandi, dotazioni e regole. Lo strumento più diffuso è il voucher: un contributo a fondo perduto che copre una percentuale delle spese per servizi di internazionalizzazione. Le voci ricorrenti sono la partecipazione a fiere e missioni, le certificazioni per l’export, la tutela del marchio all’estero, la formazione manageriale, l’e-commerce su piattaforme internazionali e il materiale promozionale in lingua.
Un esempio: il bando 2024 della Camera di commercio di Bari
Per dare un ordine di grandezza, ecco le condizioni del bando voucher internazionalizzazione 2024 della Camera di commercio di Bari, così come presentate da Unioncamere Puglia.
| Voce | Bando CCIAA Bari 2024 |
|---|---|
| Dotazione | 350.000 € |
| Beneficiari | micro, piccole e medie imprese con sede legale o unità operativa nella circoscrizione di Bari |
| Voucher massimo | 5.000 € per impresa |
| Copertura | 60% delle spese ammissibili al netto IVA; 70% per aggregazioni di almeno 5 imprese; premialità per il rating di legalità |
| Investimento minimo | 2.000 € |
| Spese ammesse | promozione in lingua, certificazioni per l’export, tutela del marchio, formazione, B2B virtuali, e-commerce, fiere e missioni |
| Domande | dal 24 aprile al 29 novembre 2024, online, fino a esaurimento risorse |
Il bando è chiuso ed è citato solo come esempio: importi e regole cambiano da Camera a Camera e da un anno all’altro. Il messaggio pratico è che il voucher camerale copre bene i primi passi, per esempio una fiera o una certificazione, ma non basta a finanziare un progetto di export strutturato.
Come individuare i bandi giusti
- Controllate il sito della Camera di commercio della provincia in cui ha sede l’impresa, nelle sezioni dedicate a bandi e contributi o all’internazionalizzazione.
- Consultate anche il sito dell’Unione regionale delle Camere di commercio: Unioncamere Puglia, per esempio, rilancia i bandi del territorio.
- Preparate in anticipo preventivi e documentazione: molti bandi sono a sportello e le risorse possono esaurirsi prima della scadenza.
- Combinate il voucher camerale con strumenti di maggiore portata, come i finanziamenti SIMEST, quando il progetto cresce.
Il prof. Andrea Troisi osserva: «Il monitoraggio dei bandi non è un’attività accessoria. Un’impresa che partecipa con metodo ai bandi disponibili riduce il costo dei primi passi sui mercati esteri».
Troisi Ricerche affianca le PMI nella ricerca dei bandi compatibili con il loro percorso di internazionalizzazione.



