Per anni il «voucher per l’internazionalizzazione» è stato lo strumento pubblico più noto per portare in azienda un Temporary Export Manager (TEM). Conviene chiarire subito lo stato della misura: a marzo 2026 non c’è uno sportello nazionale aperto. L’ultima edizione, dedicata ai TEM con competenze digitali, ha chiuso il 15 dicembre 2021 per esaurimento delle risorse, come riporta Invitalia, che ne era il soggetto gestore.
Chi cerca oggi un contributo per un TEM deve quindi guardare ad altri strumenti. Prima, però, vale la pena ricostruire come funzionava la misura: le sue regole spiegano bene che cosa il sistema pubblico si aspetta da un percorso di export assistito.
Tre edizioni, due ministeri
La prima edizione, gestita da Invitalia per l’allora Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), ha aperto lo sportello il 22 settembre 2015. Il voucher valeva 10.000 euro a fondo perduto, per un servizio TEM di almeno sei mesi. Nel primo giorno sono arrivate 3.800 domande e la dotazione è stata portata da 10 a 15 milioni di euro.
La seconda edizione, disciplinata dal decreto MISE del 17 luglio 2017, ha distinto due livelli. Il voucher «Early Stage» valeva 10.000 euro, a fronte di un contratto di almeno 13.000 euro. Il voucher «Advanced Stage» valeva 15.000 euro, con un contratto di almeno 25.000 euro e un bonus di altri 15.000 euro legato al raggiungimento di obiettivi di crescita dell’export. La dotazione era di 26 milioni, di cui 6 milioni riservati a Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.
La terza edizione, promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), era riservata alle micro e piccole imprese manifatturiere (codice Ateco C), anche in rete. Il TEM doveva essere iscritto nell’elenco istituito con decreto MAECI del 18 agosto 2020. Lo sportello ha aperto il 25 marzo 2021.
| Edizione | Ministero | Voucher | Condizioni principali |
|---|---|---|---|
| 2015 | MISE | 10.000 € | Servizio TEM di almeno 6 mesi |
| 2017 | MISE | 10.000 € (Early Stage) 15.000 € + bonus 15.000 € (Advanced Stage) |
Contratto minimo 13.000 € / 25.000 € |
| 2021 (TEM digitali) | MAECI | 20.000 € (micro e piccole imprese) 40.000 € (reti) |
Contratto minimo 30.000 € / 60.000 € al netto IVA; 12 / 24 mesi; bonus 10.000 € su risultati 2022 |
Nell’edizione 2021 il bonus di 10.000 euro spettava alle imprese che nel 2022 avessero aumentato le vendite estere di almeno il 15% rispetto al 2021, con un’incidenza dell’export sul fatturato di almeno il 6%. Il contributo rientrava nel regime «de minimis». Il voucher, quindi, non copriva l’intero costo del TEM: l’impresa doveva cofinanziare una parte del contratto.
Che cosa doveva fare il TEM
Nell’edizione 2021 la consulenza finanziata doveva sostenere l’impresa in sei aree:
- analisi e ricerche sui mercati esteri;
- individuazione e acquisizione di nuovi clienti;
- assistenza nella contrattualistica;
- incremento della presenza nelle piattaforme di e-commerce;
- integrazione dei canali di marketing online;
- gestione dei processi logistici.
Sui risultati, l’unico dato pubblico reperito è quello diffuso da Invitalia nel 2017: la prima edizione ha assistito 1.790 PMI e il 56% avrebbe registrato incrementi significativi del portafoglio clienti esteri e del fatturato export. È un dato dichiarato dal gestore, non una valutazione indipendente con un gruppo di controllo.
Il prof. Andrea Troisi osserva: «La componente digitale ha cambiato il mestiere del TEM: non basta trovare un cliente all’estero, serve costruire un’infrastruttura di export che produca risultati anche dopo la fine del mandato».
Le alternative a marzo 2026
In assenza di un nuovo voucher nazionale, le strade percorribili sono due.
- SIMEST, Fondo 394/81, linea «Temporary Manager». Non è un voucher ma un finanziamento agevolato. Copre contratti di Temporary Export Manager, Digital Marketing Manager o Innovation Manager di almeno sei mesi; almeno il 60% delle spese deve riguardare le prestazioni del manager. L’importo massimo è il minore tra 500.000 euro e il 20% dei ricavi medi degli ultimi due bilanci. Una quota fino al 10% (massimo 100.000 euro) può essere a fondo perduto per le PMI con specifici requisiti, fino al 20% (massimo 200.000 euro) per progetti con interessi in Africa, America centrale e meridionale o India. Durata di quattro anni, di cui due di preammortamento.
- Bandi delle Camere di commercio. Diverse Camere finanziano servizi per l’internazionalizzazione con voucher di importo contenuto. Un esempio: il bando 2024 della Camera di commercio di Bari prevedeva voucher fino a 5.000 euro, a copertura del 60% delle spese ammissibili.
Troisi Ricerche affianca le PMI nella scelta dello strumento più adatto e nella costruzione del piano di export che ciascuno di questi strumenti richiede.



